Una giornata al CNR per la stabilizzazione dei ricercatori precari

-di PIERLUIGI PIETRICOLA-

La giornata del 20 marzo, al CNR, non è stata solo un’occasione per presentare l’accurato volume della Uil Rua sul Decreto Madia relativo alla stabilizzazione dei precari negli Enti pubblici di ricerca. Ma anche, e soprattutto, un motivo per celebrare il ruolo che la Uil ha avuto per arrivare a questo traguardo. Traguardo, va sottolineato, importantissimo. Soprattutto per ciò che riguarda una delle più importanti attività che la società possiede: la ricerca scientifica.

Al tavolo dei relatori sedevano, oltre al sottosegretario alla Funzione Pubblica on. Angelo Rughetti, e all’attuale Presidente del CNR Prof. Massimo Inguscio, il Segretario Confederale Uil Antonio Foccillo, Americo Maresci – Segretario Nazionale Uil Rua, Sonia Ostrica, della Segreteria Generale Uil Rua e Alberto Civica, Segretario Regionale della Uil Rua. Fra il pubblico, gli ex Presidenti del CNR: Luigi Rossi Bernardi, Enrico Garaci, Lucio Bianco, Fabio Pistella, Lucio Maiani, Luigi Nicolais.

In sostanza, una giornata in grande stile per festeggiare la fine di un periodo nero per i ricercatori. Periodo che potremmo chiamare dei “capitani di ventura”, come li soprannominò – con poco riguardo – l’ex Ministro Brunetta. Il quale, così dicendo, credette di rendere onore al mondo delle scienze, sostenendo che se un ricercatore non è mosso da un più che giusto spirito avventuriero, non riuscirà a far progredire il proprio ambito di studi con nuove scoperte. Traduzione pratica di tale idea, è stata la stabilizzazione del precariato del mondo della ricerca. Il quale non ha consentito, a chi di dovere, di poter svolgere il proprio lavoro con la giusta serenità, obbligandolo nei casi migliori a ottenere risultati parziali; nei peggiori, a lasciare inconcluso il proprio progetto per mancanza di fondi o perché il contratto – per misteriose ragioni – non sarebbe stato più possibile rinnovarlo. Una situazione che ha creato un’evidente paralisi del mondo scientifico italiano, col rischio di condannare il nostro paese ad un gretto terzomondismo. Rischio dal quale, per fortuna, stiamo ora pian piano uscendo grazie alla “Riforma Madia”.

Tale provvedimento, come si sa, prevede una capillare sburocratizzazione del mondo della Pubblica Amministrazione, cercando di dotarla di strumenti di efficienza e trasparenza e di servizi qualificati per i cittadini e le imprese.  Applicata agli Enti pubblici di ricerca, la Riforma ha inteso stabilizzare coloro che da anni lavorano in regime precario. Come? Riconoscendo autonomia statutaria e organizzativa agli enti, e riportando il turn over al 100% consentendo così, nel quadro dei rispettivi fabbisogni, una politica di assunzioni molto più flessibile.

In secondo luogo, la Riforma ha provveduto a porre mano al nuovo testo sul Pubblico Impiego, all’interno del quale è prevista una precisa cornice normativa per l’assunzione dei precari storici. Infine, con la legge di stabilità, si è provveduto a istituire un fondo dedicato agli Enti pubblici di ricerca, attraverso il quale sarà possibile cofinanziare il piano straordinario.

Provvedimenti precisi e mirati, come si vede. Resi possibili grazie ai frequenti contatti e confronti che la Madia ha avuto occasione di intrattenere, in questi anni, con la Uil Rua nella persona di Americo Maresci.

Nel corso della giornata, i vari relatori hanno avuto modo di illustrare nello specifico i punti salienti della Riforma applicata agli Enti pubblici di ricerca. Ripercorrerli tutti sarebbe troppo lungo, e non compete a un breve articolo di giornale. Ma due di questi val la pena menzionarli.

Il primo riguarda il fatto che, anche grazie alla stabilizzazione dei tanti ricercatori precari, l’Italia si è salvata da una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Il secondo, invece, concerne il fatto di aver ricominciato a considerare i finanziamenti impiegati per la ricerca non più come costi, bensì come investimenti.

Tutto ciò, è merito anche dell’accordo firmato il 30 Novembre 2016 fra il Governo e le Organizzazioni Sindacali, dal quale la Uil Rua è partita rivendicando in fase contrattuale atti di indirizzo che fossero rispettosi delle singole autonomie e delle varie specificità.

Vi è stato, per dirla in altri termini, uno spostamento di accento puntato sulla qualità e la valorizzazione del lavoratore. Risultato, anche quest’ultimo, da non sottovalutare. Ed ulteriore elemento che dimostra quanto valido e proficuo sia stato il dialogo e il confronto avuto con la Uil Rua.

Un lungo e certosino lavoro, quindi. Che darà, per il futuro culturale del nostro paese, ottimi risultati.