Un libro sul sindacato in Italia

-di LUIGI TROIANI*-

Dopodomani (oggi, ndr)  nella sede romana di Istituto Enciclopedia Italiana Treccani, viene presentata un’importante ricerca storica e politologica sulla presenza dei socialisti nel movimento sindacale italiano: “I socialisti e il sindacato 1943-1984” edito da Viella. Importante anche la qualità dei relatori: Giuseppe Ciccarone, presidente della Giacomo Brodolini, fondazione che ha promosso uscita del libro e presentazione, Fausto Bertinotti, Gian Primo Cella, Piero Craveri, Adolfo Pepe. Il libro copre l’arco temporale che va dalla ricostruzione, in piena Seconda guerra, della Confederazione generale del lavoro unitaria, al naufragio definitivo della Federazione Cgil-Cisl-Uil. Tra storia e memoria si confrontano due linee interpretative. La prima riguarda il rapporto tra partito socialista e i socialisti dei sindacati considerati “a cultura di famiglia”, Cgil e Uil. La seconda il rapporto del partito con la cultura sindacale “contigua” di ambito cattolico, espressa in particolare dalla Federazione metalmeccanica Cisl di Pierre Carniti, e dalle Acli di Livio Labor. Si tratta di diversità da rimarcare, ma anche di vicinanze ideali e programmatiche da non sottovalutare. Per le vicinanze, a contare sono fattori come la scelta del riformismo che sa coniugare l’idealismo del progetto al realismo dei fatti, e la considerazione per i contenuti della dottrina sociale della chiesa (presente già nella svolta socialdemocratica tedesca di Bad Godesberg del 1959). Con sette articoli lunghi, scritti da autori che, per competenze accademiche o coinvolgimento diretto, parlano “da dentro”, dei temi che affrontano, le 450 pagine del testo riescono a fornire la visione abbastanza nitida della vicenda, umana e sociale, oltre che politica e sindacale, che ha contribuito a ricostruire l’Italia nel dopoguerra e a portarla nel gruppo delle nazioni di testa nella competizione mondiale. Bartocci scandaglia il rapporto con la Cgil, precedente all’autunno sindacale della fine degli anni sessanta. Fabrizio Loreto esamina i comportamenti della sinistra socialista operaista. Maria Paola Del Rossi di sofferma sull’impatto dirompente che la regola dell’incompatibilità tra incarichi nel sindacato e nei partiti, viene ad avere nella Cgil, in particolare per la tradizionale scelta comunista del sindacato noto come “cinghia di trasmissione” delle volontà del partito e attore di collateralismo strutturato. Tiziano Treu scrive del tradeunionismo militante di Fim-Cisl, l’organizzazione di ispirazione cattolica dei lavoratori metalmeccanici. Giorgio Benvenuto con Antonio Maglie analizza la tormentata stagione dell’unità sindacale. Enzo Russo approfondisce i comportamenti sindacali in materia di politica economica nei decenni sessanta e settanta. Emilio Gabaglio la politica internazionale sindacale, in particolare il distacco della Cgil da Fsm, la Federazione sindacale mondiale di stretta osservanza sovietica.
Al di là delle appartenenze politiche, è opportuno che gli italiani, dinanzi alla pochezza dei menù offerti da partiti e sindacati negli ultimi decenni, trovino ispirazione nelle esperienze che politica e sindacato espressero nei decenni esaminati dal libro. Richiamo speciale va ai governi di centro-sinistra, con uomini come Moro, Fanfani, Nenni, Brodolini, Giolitti. Come scrive Giorgio Benvenuto nel suo saggio “Il centro-sinistra… risvegliò la coscienza di classi che erano state narcotizzate, piegate in una condizione di subordinazione ritenuta irreversibile”. E guardando al presente, amaro aggiunge: “… ci siamo allontanati da una politica che era fatta di ideali… di ceti alla cui difesa si dedicava… per inventarci un “nuovo” senza passato, che fatica a creare un futuro.”.

* La recensione è uscita sull’inserto culturale “Oggi7” di domenica 14 gennaio 2018 del quotidiano “America oggi”