Franco Piro: una memoria dimenticata

-di PIERLUIGI PIETRICOLA-

Recitava il titolo di un bel libro di Sciascia: a futura memoria. E poi specificava: se la memoria ha un futuro. Ecco come in due righe si può sintetizzare una mancanza grave di questo nostro Paese: il difetto nel non ricordare. Cosa? Ad esempio alcune belle figure – del mondo politico e culturale – che con il loro operato ci hanno lasciato un’eredità da proseguire e curare col massimo rispetto. Avviene questo oggi? In alcuni casi sì. In altri – e purtroppo sono la maggioranza – no. Brutto ammetterlo. Ma le cose stanno così.

Proviamo a chiedere ad un giovane studente chi sia stato Franco Piro. C’è da dubitare possa rispondere con dovizia di particolari. Ancor meno che sappia che Piro sia stato, fra l’altro, il creatore della famosa legge 104: quella, cioè, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili. In più occasioni e contesti ne sentiamo parlare. Ma mai pronunciando il nome di chi ne fu l’ideatore. Ebbene sia detto: costui fu Franco Piro.

L’evento a Palazzo Montecitorio di qualche giorno fa, organizzato – fra gli altri – dalle Fondazioni Nenni e Buozzi, è servito proprio a colmare questo vuoto di memoria collettiva. Non s’è trattato d’una commemorazione. Ma di una vera e propria rievocazione d’una stagione politica straordinaria per la quale è facile, oggidì, provare rimpianto e nostalgia.

Un ben nutrito tavolo di relatori d’eccezione – Giorgio Benvenuto (Presidente delle Fondazioni Nenni e Buozzi, nonché storico Segretario Generale della UIL), Fabrizio Cicchitto, Maurizio Sacconi, Luca Pancalli e tanti altri – hanno aperto lo scrigno dei loro ricordi e delle loro esperienze, condividendoli col numeroso pubblico che ha riempito la sala della Regina di Palazzo Montecitorio.

Ne è emerso un ritratto di Piro a tutto tondo e niente affatto di circostanza: un uomo che ha incarnato su di sé gli ideali sociali (e socialisti) di dignità della persona. Battaglia straordinaria, soprattutto perché condotta in difesa delle persone disabili, il cui atteggiamento da parte della collettività (politica e civile) di allora non era di spiccata attenzione così come oggi.

Franco Piro incarnò in pieno l’ottimismo degli anni Ottanta – ricorda Maurizio Sacconi –, epoca in cui segretario del PSI fu Bettino Craxi. Ma la sua straordinarietà consisté, soprattutto, nel non essere assimilabile in nulla.

Tutto ciò è ancor più stupefacente se si pensa che Piro stesso fu un disabile, per via d’una poliomielite che lo piagò fin da bambino. Nonostante ciò, egli seppe portare avanti una battaglia di dignità. Tutti gli intervenuti han tenuto a sottolineare la grande vitalità con la quale visse la sua condizione (“Se sei lento di gambe, devi essere veloce di mente”, era solito affermare Piro, come ricorda Luca Pancalli).

Notevole fu la vitalità con la quale Franco impostò il suo lavoro – nella politica e nell’università, a diretto contatto con gli studenti. L’esser stato un professore, rese il suo linguaggio diretto, privo di inutili orpelli e banali luoghi comuni retorici. È un particolare che Giorgio Benvenuto sottolinea: Piro sapeva spronare i giovani all’azione, senza far loro morali o prediche. Era uomo dotato non solo di conoscenza, ma anche di grande competenza. Tant’è che sapeva quanto importante fosse anche il simbolismo di certe azioni. Come quella, divertente, in cui  costrinse Trentin e lo stesso Benvenuto a rompere dei gradini perché naturali barriere architettoniche d’ostacolo per un disabile.

L’handicap Piro lo interpretò come un’opportunità più che come limite. Basti pensare ch’egli era solito camminare accompagnandosi con due stampelle che genialmente seppe trasformare in prolungamenti delle sue mani, e con le quali stabiliva immediati contatti con chi incontrava o incrociava la sua strada.

Ma Franco Piro si batté anche per la semplificazione fiscale. Fu il primo, infatti, ad intuire l’importanza dell’introduzione del modello 730 per la dichiarazione dei redditi. Comprese che solo così al cittadino sarebbe stato restituito ciò che aveva pagato in più allo Stato. Prima di questa straordinaria intuizione – ricorda sempre Benvenuto – la procedura per richiedere indietro quanto dovuto era tremendamente farraginosa e irta di lungaggini burocratiche.

Ciò che dimostra anche il grande senso sociale di Piro, insieme alla visione che aveva dell’uomo in quanto persona. Visione che seppe portare anche in ambito sindacale, contesto nel quale fu il primo a considerare l’individuo (in quanto operaio o impiegato) come cittadino, prima ancora che come lavoratore.

Lo slogan pubblicitario che accompagnò la campagna elettorale che condusse alla sua elezione in parlamento recitava: “Piro corre”. È vero. Egli corse non solo nella vita grazie ad una mente vivace e mercuriale come è raro incontrare (in politica e nella cultura tout court). Corse come esempio, modello di uomo pubblico e privato cittadino.

Lo si può inseguire, sperare di raggiungerlo. Eguagliarlo: perché no? (anche se si sa quanto sia difficile).

E tuttavia non se ne può fare a meno. Non ultimo perché, odiando Piro l’ignavia e la pigrizia, col suo esempio ci ha insegnato a correre insieme con lui, in ogni modo e in qualsiasi occasione. Con le gambe, se possibile, o con la testa. Purché non s’arresti la battaglia per la difesa della dignità della persona.

Questo è ciò che fece di Piro, fino in fondo, un grande socialista.