Ezio Tarantelli raccontato dal figlio Luca, tra biografia e memoria collettiva

-di KEVIN SPINELLI-

Lo scorso giovedì 27 marzo, presso l’anfiteatro di scienze del liceo “Giulio Cesare”, è stato presentato il libro Il sogno che uccise mio padre di Luca Tarantelli.

L’autore in questo libro ci parla della storia del padre, Ezio Tarantelli, economista italiano nonché uomo dai grandi ideali, che con le sue idee rivoluzionarie riuscì ad influenzare la politica italiana degli anni ‘80. Morirà poi il 27 marzo del 1985 a causa di un attentato avvenuto nel parcheggio dell’università in cui era docente, azione che verrà rivendicata dalle Brigate Rosse.

Nel clima commosso del trentatreesimo anniversario della sua scomparsa, Tarantelli è stato ricordato dai relatori non solo come brillante economista italiano, ma anche come un personaggio che aveva a cuore i problemi sociali. Giorgio Benvenuto, presidente della fondazione Pietro Nenni, già segretario generale della UIL, nel suo intervento lo ha ricordato non solo come un intellettuale ma anche come uomo di spirito nel quotidiano, rievocando piccoli episodi a tratti anche ironici che il figlio Luca racconta nel libro. Finirà il suo intervento dicendo che era una persona umana con una grande sensibilità sociale, allo stesso tempo fermo e deciso nelle sue idee. Idee che lo porteranno a diventare la persona che ricordiamo oggi.

Come ha raccontato il professor Enea, non solo egli combatté contro la disoccupazione giovanile che già a quei tempi incombeva in Italia, ma fu anche in qualche modo l’ispiratore del decreto di San Valentino che riformava la scala mobile per porre fine alla spirale inflazionistica, ma dalla cui paternità lui prese sempre le distanze. Tale decreto portò ad una diminuzione del tasso inflazionistico, ma allo stesso tempo causò spaccature nella politica italiana e il dissenso del PCI che voleva arrivare tramite manifestazioni di piazza ad un referendum abrogativo. Referendum che si fece e confermò i benefici di tale decreto, visto il risultato ampiamente favorevole da parte degli elettori, mettendo in cattiva luce il partito comunista italiano e causandone la fine.

La vita di Ezio Tarantelli è stata dunque messa in relazione con una complessa pagina della storia del nostro paese, costituendo un ponte tra la biografia e la memoria collettiva. In questo senso, Antonio Lettieri, direttore della rivista Insight, già segretario confederale CGIL, ha rievocato un passaggio del libro in cui l’autore scrive: “Penso che il presente dell’Italia sia iniziato il giorno del funerale di mio padre”. Quel periodo tra il 1984 e il 1985, viene infatti identificato come momento di rottura della politica (e anche della sinistra) italiana.

In questo senso, Claudio De Vincenti, ministro per la coesione sociale del Mezzogiorno, ha condiviso la riflessione che la drammatica esperienza dell’assassinio di Ezio Tarantelli, così come tutti gli episodi di violenza che caratterizzarono gli anni di piombo, segnano la linea divisoria tra chi, come Tarantelli, crede nella comunità e nel costruire insieme la democrazia, e chi invece vuole distruggerla.