Un libro necessario su di un Uomo ancor più necessario

-di ALESSIA BOVE-

La mattina del 15 Novembre, nella splendida cornice della sede della Fondazione Besso, si è svolta la presentazione del libro “Giuseppe Di Vittorio – Una storia di vita essenziale, attuale, necessaria.”  scritto da Giorgio Benvenuto e Claudio Marotti ed edito da Morlacchi Editore.

A pochi giorni dal 60° anno dall’improvvisa morte del sindacalista pugliese è stato ripercorsa la strada del Di Vittorio uomo e Di Vittorio politico grazie ai preziosi interventi di alcune autorevoli voci del mondo accademico e sindacalista e degli stessi autori.

Moderati da Angelo Coco, ad aprire la discussione è uno degli autori, Claudio Marotti, che con passione racconta alla platea dei primi passi di un Di Vittorio bambino bracciante all’interno di una società ingiusta con i lavoratori ⎯ quella degli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento del Mezzogiorno italiano ⎯ nelle grandi distese di grano della provincia di Foggia. È in questo scenario latifondista, povero e tecnologicamente arretrato che la figura del futuro sindacalista prende forma: egli comincia a costruire il suo pensiero di uomo per il sociale, per gli altri e con gli altri. Marotti racconta di un uomo con un senso innato per l’impegno sociale, per la lotta contro un mondo del lavoro legato allo sfruttamento e alle ingiustizie; un uomo con la seconda elementare che costruisce il suo percorso dal riconoscimento della necessarietà della cultura e della conoscenza per permettere alla crescente classe operaia di ricoprire infine il posto a lei dovuto.

L’importanza fondante data dal contesto socio-economico e culturale del periodo di formazione di Giuseppe Di Vittorio è rimarcata anche da Raffaele Morese che sottolinea come l’operazione di collocamento dei lavoratori come classe dirigente ad opera del Di Vittorio sia ancora profondamente attuale per la vita e la crescita di una società sana. Con la crescente crisi della classe politica e la diffusa tendenza del percepito, molti dei pilastri del nostro Paese stanno vacillando e ripartire da figure di spicco come Di Vittorio, recuperare il senso vero dei sindacati, riscoprire la contrattazione ⎯ ragion d’essere di quest’ultimi ⎯ appare quanto mai necessario per evitare che i profondi divari tra Nord e Sud e la crescente società post-industriale distruggano totalmente quanto di buono costruito finora.

L’appartenenza di Di Vittorio al filone fondante pugliese all’interno della storia dei sindacati italiani è il punto di partenza di Enzo Mattina che con rammarico ricorda come i sindacati e i partiti nati a sostegno di quest’ultimi non siano stati in grado di leggere la Storia d’Italia, mentre Di Vittorio aveva avuto la capacità di interiorizzarla e farla sua: questa operazione lo ha reso capace di essere un uomo politico capace di superare la politica stessa, un personaggio del mondo sindacale capace di adattarsi ai contesti diversi senza difficoltà alcuna poiché partiva da una condizione lavorativa che aveva vissuto sulla propria pelle. Alla luce di queste evidenze, oggi, come si può affrontare il problema del lavoro? Per Mattina la soluzione è nel sostenere il cambiamento della società accettando la grande sfida della comunicazione imparandone gli strumenti ed esperire i nuovi e diversi volti della società moderna.

Proprio dalla comunicazione utilizzata da Di Vittorio, il professore Adolfo Pepe inizia il suo intervento analizzando la straordinaria capacità che il sindacalista ebbe nello scuotere le coscienze, nel parlare alle masse anonime e agganciare ogni singolo individuo con la sua passione e la sua reazionarietà. Di Vittorio non era un cripto-socialista, egli apparteneva al sindacalismo rivoluzionario e si era discostato dal PSI a causa del processo di politicizzazione che inevitabilmente stava avvenendo tra le file del partito. Egli non era un uomo politico; la sua appartenenza al mondo politico fu meramente legata alla necessità di osteggiare il crescente partito fascista. Risiede in questa caratteristica uno dei caratteri più originali da rivalutare e studiare di Di Vittorio poiché ci rende possibile la visione di un sindacato slegato da un partito politico, indipendente e direttamente al servizio dei lavoratori senza cadere nella trappola del lobbismo che minaccia sempre più il mondo dei sindacati italiani. La grande figura di questo appassionato uomo appare legata anche alla riflessione di quanto sia necessario ricollocare il Lavoro con l’immagine stessa della Nazione poiché le due componenti sono l’una necessaria all’esistenza dell’altra: il lavoro è parte integrante del territorio e senza di esso il popolo smette di essere parte attiva della costruzione della società.

A chiudere il dibattito l’intervento del presidente Giorgio Benvenuto che invita ancora una volta alla riscoperta di personaggi come Di Vittorio che tanto e profondamente hanno contribuito alla costruzione della storia dei sindacati italiani. Un uomo come il sindacalista rivoluzionario può e deve aiutare i grandi sindacati a ritrovare una strada comune fondata sulla comunicazione, sulla consapevolezza delle motivazioni delle lotte e sulla Conoscenza per evitare di rimanere abbagliati dalla luce del progresso.

Recuperare il proprio passato è un compito importante per i sindacati per riscoprire un sindacato che non è solo testa, ma anche braccia al fianco dei lavoratori.