Dal 6 al 16 luglio, mostra documentaria su Pietro Nenni a Ponza.
La mostra, curata dalla storica della Fondazione Nenni Gianna Granati è divisa nelle seguenti sezioni: Pietro Nenni, Il repubblicano, Il socialista, La Spagna, La guerra, Il ritorno, Il frontista, L’autonomista, Il centro-sinistra, Gli ultimi anni. La mostra è conclusa da un pannello contenente le foto di Nenni con alcuni dei più rappresentativi personaggi della politica italiana ed internazionale.

Il confino di Nenni a Ponza
L’8 febbraio del 1943, Pietro Nenni viene arrestato dalla Gestapo a Saint-Flour. Rinchiuso nel carcere parigino di Fresnes, vi rimane circa un mese e il 5 aprile viene consegnato alla polizia fascista al Brennero.
Trasferito a Regina Coeli, viene successivamente confinato a Ponza nella primavera del 1943. L’esperienza del confino sull’Isola pontina è magistralmente raccontata nei “Diari”
, dove Nenni, abile penna, descrive quei giorni e soprattutto l’espisodio più importante dell’arrivo di Benito Mussolini inviato al confino dopo l’arresto del 25 luglio:

“Dalla finestra della mia stanza ora vedo col cannocchiale Mussolini: è anch’egli alla finestra, in maniche di camicia e si passa nervosamente il fazzoletto sulla fronte. Scherzi del destino! Trenta anni fa eravamo in carcere assieme, per aver partecipato attivamente all’agitazione proletaria di Forlì contro l’impresa libica, legati da un’amicizia che sembrava dover sfidare il tempo e le tempeste della vita, basata come era sull’odio comune della società borghese e della monarchia e sulla volontà di non dare tregua al nemico comune. Oggi eccoci entrambi confinati sulla stessa isola; io per decisione sua, egli per decisione del re e delle camarille di corte, militari e finanziarie, che si sono servite di lui contro di noi e contro il popolo e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo. Ed ecco, stasera il destino ci riunisce nella breve cerchia di un comune destino, ma Mussolini è un vinto, è l’eroe dannunziano che, ruzzolato dal suo trono di cartapesta, morde la polvere e non c’è attorno a lui che gente che lo rinnega per volgersi verso altre mangiatoie. Noi, i suoi avversari di venti anni, i «rottami» contro i quali egli ha avventato i suoi sarcasmi, noi siamo in piedi per altre tappe, altre lotte, altri cimenti, in piedi con la dignità della nostra vita, in piedi con la fierezza della parola mantenuta, italiani senza aureola di gloria o di successo, ma dei quali si dovrà pur dire che per essi la politica fu una cosa seria. Mentre è stata per Mussolini e per i suoi niente altro che farsa e impostura”. (Tempo di guerra fredda. Diari e lettere 1943-1956)