Comunismo e anticomunismo nell’Italia del ’54

-di ILARIA COLETTI-

Questa settimana vi propongo due lettere tratte dal Fondo di Giuseppe Tamburrano, che ci ha lasciato circa un mese fa. Nella prima il padre di Tamburrano, Luigi scrive a Gaetano Salvemini commentando un suo scritto apparso sulla rivista “Il Ponte” qualche tempo prima; la seconda, naturalmente, è la risposta del “professore”.

I due personaggi discutono di democrazia, comunismo e anti-comunismo. Il senatore critica il fatto che in Italia si sia approvata una costituzione democratica sovrapponendola, però, a una legislazione fascista, lamentandosi che non si sia provveduto ad adeguare i codici ai nuovi principi e alla nuova filosofia con la conseguenza che la democrazia viene da molti ritenuta uno strumento per combattere il comunismo con la conseguenza della diffusione di un sentimento anti-comunista. Salvemini ribatte proclamandosi anti-totalitario e quindi anche contro i comunisti portatori di una idea totalitaria. E accusa: “Domandano agli altri il rispetto dei diritti di tutti, mentre negherebbero agli altri i diritti di tutti”.

Ho pensato di enucleare e riportare dei brani delle lettere che rendono maggiormente il pensiero dei nostri due interlocutori.

Foggia, 19 aprile 1954

Illustre Professore,

(…) Lei ha sempre insegnato che democrazia è uguaglianza. Esiste la legge e i cittadini e tutti sono cittadini davanti alla legge. Ma se davanti alla legge esistono comunisti ed anticomunisti me la saluta la democrazia se riesce più a trovarla in qualche posto. Leggo su tutti i giornali, riviste, libri, discorsi dei democratici di oggi che l’unico modo per combattere il comunismo è la democrazia e perciò si fanno i governi democratici come mezzo migliore per combattere il comunismo. Conseguenze:

  1. Non solo “i comunisti sono antidemocratici”, ma, quel che è grave, i cittadini non sono più uguali.

  2. Il metodo democratico serve solo per combattere una ideologia e un partito.

Scopo: anticomunismo, mezzo: democrazia. Se il mezzo non funziona si passa ad un altro, è la conseguenza politica: fascismo, salazarismo, maccartismo ecc. I democratici non vogliono più la democrazia, ma l’anticomunismo, i liberali non vogliono più la libertà ma l’anticomunismo. (…)

(…) E quando il Governo annuncia i provvedimenti anticomunisti Lei cosa fa, professore? Tace! Il 99% delle infinite illegalità governative sono a senso unico: anticomunismo. Ella che cosa fa, professore? Tace!

Insomma domando ai democratici ed ai liberali: che cosa volete? La democrazia? Ebbene, protestate quando le autorità violano i diritti del cittadino, chiunque esso sia. Volete la lotta al comunismo? Ebbene non potete chiacchierare se un prefetto scioglie un’amministrazione rossa perché è un contributo alla causa. La democrazia rifugge da ogni manicheismo. L’anticomunismo come è praticato in Italia è manicheismo politico e giuridico. Il Governo fa del manicheismo anticomunista? Si prenda posizione contro il Governo senza quella maledetta paura di essere “compagni di viaggio”, “utili idioti” e simili dei comunisti. Lasciate che siano i comunisti a difendere la Costituzione, la democrazia, la libertà e voi restate pure a dissertare sul cominform, il pericolo comunista, la civiltà occidentale e vi troverete dalla parte di chi viola la Costituzione, offende la libertà, uccide la democrazia, quelli che erano i vostri simboli staranno allora dalla parte del “cominfort”. (…)

Se c’è un modo per salvare la democrazia in Italia questo è la fine di ogni anticomunismo sistematico e programmatico.

Solo quando l’uguaglianza tra cittadini sarà ristabilita esisteranno le condizioni per rivedere le leggi e crearne delle buone, e soprattutto svelenire il costume italiano e renderlo più sensibile all’educazione democratica.

Luigi Tamburrano

Firenze, 1 maggio 1954

Via San Gallo, 30

Pregiatissimo Avvocato,

(…) Quando ella mi domanda se io credo che si possa essere democratico e nello stesso tempo anti-comunista, Ella fa un gioco di parole: dica, anzi che anti-comunista, anti-totalitario, e vedrà che si può essere, anzi si deve essere anti-totalitario appunto perché democratico. Cessi il partito comunista di essere totalitario (ma cessi di esserlo sul serio, e non insultando la nostra intelligenza) e io lavorerei per quel partito senza nessuna restrizione.

(…) Ella scrive che quando il governo annuncia provvedimenti anti-comunisti, io taccio. Taccio perché non vedo quali provvedimenti proporrà, e non voglio criticare alla cieca per il gusto di criticare. Quando vedrò di che si tratta, parlerò. (…)

Frattanto osservo che non trovo comunisti a difendere quelle libertà delle quali io mi occupo, sebbene non siano mie. (…)

Ella dice che la democrazia rifugge dal manicheismo. Verissimo. Ma Lei è proprio sicuro che il totalitarismo comunista rifugga dal manicheismo? Trotzky che cosa era per Stalin se non un manicheo?

I comunisti fanno le viste di difendere la costituzione, la democrazia, la libertà perché così raccolgono intorno a sé gli idioti utili che credono alla sincerità di quella difesa. La verità è che i comunisti cercano con tutti i mezzi di arrivare al governo per abolire costituzione, democrazia, libertà.

(…) Pienamente d’accordo con Lei quando scrive: “Solo quando l’uguaglianza tra cittadini sarà ristabilita esisteranno le condizioni per rivedere le leggi e crearne delle buone, e soprattutto sollevare il costume italiano e renderlo più sensibile all’educazione democratica”. Ma che cosa intende per eguaglianza tra i cittadini? Non vorrei che Ella intendesse il diritto dei totalitari a partecipare al governo anche se sono minoranza, paralizzandovi le iniziative altrui, finché non possano impadronirsi essi stessi di tutte le leve di comando.

Se i comunisti hanno le forze di impadronirsi del governo, non verranno certo a domandare il permesso a me. Quello che io domando loro è che non cerchino di farmi operare come loro idiota utile alla conquista che tentano del governo.

Mi creda

Obbl.mo

Gaetano Salvemini