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2009-1 - Commemorazione di Giacomo Matteotti di Giuseppe Tamburrano nell' 85° anniversario del suo assassinio (storia)


Giacomo Matteotti è ricordato per il suo martirio, assassinato da sicari fascisti per ordine venuto dall'alto. Mussolini non tollerava le sue spietate, documentate denunce degli abusi, delle illegalità, delle prevaricazioni, delle violenze che il regime commetteva.

Cercò con tutte le sue forze di svegliare le coscienze e le menti dei democratici, scettici, pavidi, illusi mostrando il reale volto del regime. Fu l'unico democratico che capì la natura vera del fascismo, circondato dalla diffidenza della classe democratica.

La su ultima denuncia, pronunciata dalla tribuna parlamentare il 30 maggio 1924, fu una requisitoria documentatissima – anche se improvvisata – contro il governo Mussolini per i brogli e le violenze commessi nelle elezioni politiche.

Firmò la sua condanna a morte. Lo sapeva: ai suoi colleghi che si congratulavano con lui disse: “E ora preparate la mia orazione funebre”, forse sperando che il suo sacrificio potesse svegliare le coscienze e le menti dei democratici. Il suo fu un olocausto.

Inutilmente? Al momento si. Ma egli è vissuto nel cuore di tanti lavoratori e antifascisti. Egli è stato il primo caduto della Resistenza nei cui valori oggi si riconoscono tutti, poiché anche i discendenti politici di coloro che furono responsabili della dittatura, del razzismo e della guerra hanno compiuto un onesto disconoscimento di paternità.

Questo è il Matteotti che si ricorda e si onora: il Martire. Ma forse il Martire ha oscurato il militante. Del “delitto Matteotti” ormai si sa tutto. Di Giacomo Matteotti pochissimo. Eppure Matteotti fu un modello di militante, la sua breve vita una pagina altissima di dedizione alla causa scelta: “eroismo tutto prosa” ha scritto Carlo Rosselli.

Matteotti nasce in una famiglia ricca. Cresce negli agi, è un giovane bello, intelligente. Avrebbe potuto godersi la vita e fare una brillante carriera universitaria e da avvocato. Invece, anche per l'influenza del fratello Matteo, rompe col suo mondo e sposa la causa dei contadini, nel suo Polesine particolarmente miseri: gli agrari, per il tradimento della sua classe, gli giurano vendetta. E tennero la parola.

Sente e pratica l'impegno politico come una missione, un apostolato: per organizzare i contadini in Leghe capaci di stipulare patti agrari, contrattare mercedi, orari di lavoro e mutua assistenza; per diffondere con immensa pazienza l'istruzione perchè i contadini potessero diventare amministratori dei comuni, della Lega, della cooperativa, in una parola diventare classe dirigente. In questa opera Matteotti si realizzava: “Mi sento libero solo quando sono con voi” scrisse.

Fu un ardente pacifista e nella lotta contro il primo conflitto mondiale si spinse a chiedere l'insurrezione contro la guerra fratricida “l'inutile strage” denunciata dal Papa Benedetto XV.

Il suo fu un socialismo cristiano, evangelico, fondato – come quello di Prampolini della “Predica di Natale” - sulla fraternità, sull'eguaglianza. Arrivò a predicare ai contadini “l'eroica viltà” contro le imprese squadriste che nelle sue terre furono particolarmente violente e sanguinarie.

Ricordiamo Matteotti in giorni tristi per il movimento socialista: nella sua patria è scomparso. E i vertici del partito di area progressista non perdono occasione di proclamarsi “riformisti”, ma non socialisti ignorando che il riformismo, quello storico non quello del vocabolario, fa tutt'uno col socialismo.

In Europa i partiti socialisti, tranne pochissimi casi (Grecia, Svezia), sono al minimo storico. Eppure il capitalismo è in una grave crisi, la superiorità del mercato autoregolato è in frantumi e le classi dirigenti adottano politiche che sono quelle tipiche della socialdemocrazia. Ma i socialisti – forse perchè irretiti nella loro conversione al pensiero unico liberista - non se ne accorgono e non ne fanno motivo di revisione culturale e di riscossa. Assisteremo al paradosso che la politica della mano pubblica in economia e del Welfare sarà adottata dal Presidente degli Stati Uniti?

Io dispero oggi, ma non per domani. Finchè ci saranno ingiustizie, il socialismo vivrà perchè esso è la speranza e la lotta per un mondo migliore, più giusto, più libero, più pacifico. Perciò esso, come ha detto Turati, è immortale.

Spetterà ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nipoti dei nipoti. A noi il dovere di tenere accesa una luce per quanto tenue, una fiamma per quanto piccola perchè viva la memoria. Perciò è importante che ogni anno ricordiamo Giacomo Matteotti, il più puro e il più vero dei socialisti.


Giuseppe Tamburrano






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